La Tenda in Salotto

Per costruire una tenda in salotto servono due sedie, una coperta, un giornale per la porta, uno straccio per la finestra. Ma soprattutto serve un bambino che abbia più fantasia di un architetto.
La tenda in salotto è rendere magico tutto quello che solitamente non lo è. È la ricerca di un nido in un nido. È la voglia di vivere la casa, la famiglia. È esser stanchi la sera ma non abbastanza per perdere la voglia di fingere di bere da un bicchiere vuoto, di parlare con un telefono senza fili, di mangiare torte di peluche.
La tenda in salotto è voler tornare bambini perché, io me lo ricordo bene, costruivo tende ovunque… sopra il letto, dentro l’armadio, sotto il tavolo, nella macchina dei miei genitori, vicino alla scarpiera e, d’estate, anche sul balcone.
La tenda in salotto rappresenta tutto ciò che di più magico c’è. È un pic nic in macchina quando piove, è l’acqua del bagnetto che si tinge di mille colori dopo aver giocato con la tempera, è il giretto in bici dopo cena quando le giornate iniziano ad essere più lunghe, è la colazione in macchina quando si è in ritardo, è giocare a nascondino in una casa di 70mq, è il rumore dei piedini nudi che corrono, è la vocina che ti chiama 1200 volte al minuto ma che si dimentica sempre cosa doveva dirti.
La tenda in salotto è una festa continua, è il sorriso di Lavinia quando capisce che stasera cuciniamo hamburger con la salsa e può bere anche un po’ di gazzosa. È la favola della buona notte, sono le stelline che illuminano le camerette di tutti i bambini e che, diciamoci la verità, io qualche volta le porterei anche in camera nostra.
La tenda in salotto è Lavinia che supera la paura del buio per infilarsi nel lettone in cerca di coccole.
La tenda in salotto vuole essere la ricerca di tutte quelle cose belle che scopro con Lavinia e Michele. Vuole essere la raccolta di tutti quei momenti dove dovrei ricordarmi di tornare un po’ bambina.
La tenda in salotto è la tana che protegge, è trovare sempre qualcosa di bello da fare. È ricordarsi che il sole c’è sempre…perché i bambini, anche le rare volte che disegnano la pioggia, ce lo nascondono sempre dietro.