Domenica

Ogni domenica, quando ero piccina, i miei genitori mi portavano in montagna. Ricordo che non mi piaceva per niente. Tutta la settimana in tuta in attesa del vestitino elegante della domenica per finire ad indossare pantacollant anni ’80 (che negli anni ’90 non erano certo “di tendenza”), scarponcini inabbinabili e il pile di tua sorella, due taglie in più per l’esattezza. Le camminate erano lunghissime, una fatica infinita per finire a mangiare per terra, circondata da formichine, insettini e ragnetti. Mio padre dormiva e mia madre prendeva il sole. Ricordo che, ogni tanto, stufi delle continue lamentele, provavano a lanciare qualche idea sul da farsi.

“Partita a carte? costruite una tenda? giocate a nascondino?” fino alla temutissima: “Gaia…prova a dire le tabelline!”. Così finivo a letto la domenica sera stanca morta, le tabelline in testa e l’erba ancora nei capelli.

Ora, 20 anni più tardi, riesco a dire che quelli sono, e resteranno, i ricordi più belli della mia infanzia. Da piccina non capisci la bellezza di quello che i tuoi genitori cercano di trasmetterti, finchè diventi grande e tutto si trasforma. Le gite in montagna diventano gite all’avventura e capisci che erano solo una scusa per scappare dalla routine quotidiana per starcene soli, noi quattro e basta. Le briciole sulla coperta che ogni volta si infilavano, insieme ai ragni, sotto le mie gambe facendomi impazzire, sono diventate spirito d’adattamento. I giochi da inventarsi si sono trasformati in creatività.

Quando diventi mamma ti accorgi che i tuoi genitori hanno fatto un buonissimo lavoro perché non vedi l’ora di rifare, con i tuoi figli, quello che loro facevano con te.

Noi ieri siamo andati in montagna, come spesso facciamo. Lavinia ha camminato quasi 3 ore e mi è sembrata davvero felice. Ogni momento di stanchezza si trasformava in un gioco, abbiamo trovato 35 case di folletti altrettante nuvole a forma di coniglietto. Lavinia ha superato 4 ponti traballanti. Ha scoperto cosa è un ghiacciaio. È scivolata da un sasso bagnandosi completamente calze e scarpe. Ha scoperto, a spese di tutti, che se non incastri bene la borraccia tra i sassi, la corrente finisce per portarla via. E la sete resta fin quando non trovi una fontanella. Ieri anche io ho camminato 3 ore, con il sole addosso, la salita e la sete. Ricordo ancora che, mentre ero incinta di Lavinia, mio padre mi aveva convinto a fare la stessa camminata… ricordo che avevo passato il tempo a lamentarmi delle gambe, della pancia, del sole e dei ragnetti… lui aveva preso un bastone e mi aveva aiutato a tirarmi su. Ieri la mia forza è stata Lavinia, o forse, la mia forza è stata quella di insegnare a Lavinia che le cose belle costano fatica…ma che poi lo diventano ancora di più.