19.10.12

Avevo promesso vi avrei raccontato di quel giorno nel quale, Lavinia, ha deciso di venire al mondo.
Erano trascorse ormai 40 settimane: “Bene, Lavinia DEVE nascere!”. La gravidanza ti insegna ad imparare a sopportare tutto: il tuo peso che aumenta, l’agitazione e la curiosità ma c’è una cosa che più passano le settimane e più fatichi a reggere: “Quindi?”, “È nata?”, “Quanto manca?”.
Ricordo che la gente era già entrata in quel mood un mese prima.
A 40 settimane una mamma finisce col pensare che, l’unica soluzione, sia quella di staccare il telefono di casa e registrare una segreteria per l’occasione “non è ancora nata, lasciatemi tranquilla”.
Fatto sta che passano i giorni scanditi dagli squilli del cellulare, gli sms, le email, i WhatsApp, i piccioni viaggiatori, i segnali di fumo.
19 ottobre 2012
Mi sveglio con il sorriso sulle labbra, mia madre mi dà un bacio e mi prepara una super colazione. “Buon Compleanno Gaia, andiamo a fare il controllo in ospedale e poi ci raggiungi all’esselunga così scegli cosa vuoi mangiare per pranzo, va bene?”
Faccio il viaggio in macchina ragionando se i gamberetti possano stare bene nella focaccia con le olive o se sia meglio puntare alla classica zucchine e provola. Cipolle un po’ pesantine, meglio evitare…”
Arrivo alle 11.00 in ospedale, vedo una fila di 6 ragazze gravide davanti a me che aspettavano il loro turno (prenotato), sorrido e mi siedo.
Contrazione.
La mia testa mi dice “è il tuo compleanno Gaia, non può esser stata una contrazione”.
Passano i minuti, lunghissimi, sto attendendo su quella sedia rossa ormai da un’ora.
Di nuovo contrazione, poi un’altra e un’altra ancora, fortissima. Guardo le ore: 12.30. Inizio a spazientirmi perché io, oggi, volevo solo una cosa: la mia focaccia con i gamberetti!
12.35 altra contrazione, nella mia testolina piena di focaccia mi viene in mente una frase dell’ostetrica al corso pre parto “le contrazioni arriveranno sempre più vicine, recatevi al PS quando saranno ogni 5 minuti”
Decido di andare dall’infermiera “Buongiorno, sono Gaia sono qui per un controllo, non vorrei passare avanti a nessuno ma sa.. mi sembra di avere le contrazioni ogni 5minuti” “buongiorno Gaia, a che settimana sei?”
“Quarantunes…”
Non riesco a finire nemmeno la frase che mi trascina all’interno dello stanzino.
“Gaia complimenti, sei dilatata di 8cm”
Rimango senza parole, penso alla focaccia e le rispondo
“ah, accidenti, posso andare a casa e tornare più tardi?”
“No signora Gaia, la ricoveriamo, sta partorendo”
Di nuovo la focaccia.
“Ma non posso nemmeno andarmi a fare un giretto? E poi sa… oggi è il mio compleanno, ho prenotato messicano per stasera”
Non mi ha mai, giustamente, risposto e si è limitata ad accompagnarmi in camera.
Erano le 13:00 di una calda giornata di ottobre e io avevo fame.
Molta fame.
Scrivo un messaggio a mia sorella, ormai mi stavano ricoverando: “Guarda Gaia, non so se augurarti di partorire oggi…è il giorno del TUO compleanno…forse meglio che aspetti almeno dopo mezzanotte” mi ha risposto.
Presa da un momento di sconforto cerco di uscire da una porta laterale perché mi viene in mente che, in una via vicino all’ospedale, c’è un nuovo ristorante greco “Se non posso avere la focaccia datemi almeno della salsa yogurt”. Mi bloccano e mi rispediscono in camera.
Con la scusa del camminare finisco nella Hall e l’unica cosa che avevano era un panino con l’ arrosto di tacchino. Faccio il primo morso e mi siedo per terra per una contrazione fortissima ricordo di aver pensato “oddio ora partorisco mia figlia al bar”.
Non so minimamente come io abbia fatto ad arrivare in camera. Ma ho raccolto tutte le forze del mondo per trangugiare quel dannato tacchino. Da quel momento ho i ricordi un po’ confusi: “Gaia stai partorendo!” A quell’ affermazione ecco il tacchino tornare a ripresentarsi.
“La dobbiamo portare in sala parto con la sedia a rotelle”.
In quel momento sono riuscita a dire giusto un paio di cose “guardi io ho prenotato messicano per stasera” l’infermiera mi risponde con una risata.
Lei ride, io sono seria.
Tento un diversivo: “guardi, mi piacerebbe partorire in acqua”.
“Gaia mi spiace ma non abbiamo tempo per riempire la vasca”.
Arrivata in sala parto chiedo di andare a fare la pipì perché ero certa che in tutte le puntate di “24 ore in sala parto” ti insegnano che può succedere di tutto…pertanto meglio non lasciare nulla di intentato.
“Signora Infermiera, scusi non ricordo il suo nome, posso fare anche la cacca?”
Ha aperto la porta e mi ha risposto “Gaia, temo che quella non sia cacca, alzati in fretta!”
Mentre esco dal bagno il padre di
Lavinia appoggia un piede sul laccetto super trendy dei pantaloni del mio pigiama. Volo cadendo a stella sul lettino. Dopo aver controllato di non essermi rotta nulla. Inizio a spingere… in quel momento esatto mi sentivo una 16enne alla sua prima sbronza, mi si appanna la vista, mi giro verso l’ostetrica e le dico
“voglio un catino”
“Perche? Non ti senti bene?”
” No, devo vomitare quel cacchio di tacchino che ho mangiato poco fa”. Non poteva crederci che davvero fossi scappata dalla camera per andare a mangiare ma si è dovuta ricredere subito dato che, poi, ne ha avuto le prove. Di cosa sia successo durante le spinte non ricordo quasi nulla. Sentivano male il cuore di Lavinia e, essendo stato un “parto precipitoso” avevo in sala almeno 10 medici. A metà lavoro le contrazioni spariscono. Mi chiedono se io voglia provare a spingere senza contrazioni o se preferissi farmi fare l’ossitocina. Parole per me in quel momento incomprensibili. Di una cosa ero certa: non volevo un ago in un braccio. Ho deciso di spingere senza contrazioni e i particolari evito di raccontarli. Alle 18.35 sento piangere, mi appoggiano una bambolina perfetta sul petto 3.585 kg per quasi 51 cm. In quel momento penso che la perfezione nel mondo esiste e che l’ho appena creata io.
Torno in camera alle 23.00 sentendomi la donna più completa del mondo. Mi sdraio nel letto. Coccolo lavinia nel suo lettino. Prendo il telefono e scrivo “ciao mamma, domani mattina ti ricordi di portarmi la focaccia con il salame?”

Foto: Alessia Crusca Dolores Leporati