Le due linee

Ricordo esattamente la sera che io e Michele abbiamo, per la prima volta, parlato di voler regalare un fratellino o una sorellina a Lavinia. Era tardi e pioveva, mancava ancora qualche mese a Natale ma, nell’aria, si respirava già atmosfera di festa. In quei giorni stavo leggendo il libro di Matteo Bussola, ridevo e piangevo, piangevo e ridevo. Ad un certo punto trovo un capitolo molto dolce. Lo leggo a Michele. Mi rimarrà sempre impresso quello sguardo e quel silenzio. “Mimi ma lo facciamo davvero un figlio?!” “Si, sarei molto felice”. Ricordo che si è seduto vicino a me, sotto il piumone, ed abbiamo iniziato a fantasticare su quanto sarebbe stata movimentata la nostra vita in quattro. I mesi successivi sono stati particolari, ogni 28 giorni iniziava a salire la tensione, abbiamo collezionato tre test di gravidanza negativi. Perché si sa, in quei momenti qualsiasi cosa fa si che tu ti possa sentire particolarmente incinta. Poi peró non lo sei e finisci per scofanarti l’intera fabbrica della Lindt, ovetto dopo ovetto. Trascorso qualche mese, durante un’accesa discussione, abbiamo deciso che era il caso di cambiare: avremmo potuto pensare ad altro, dopotutto un figlio arriva quando sceglie di arrivare, quasi mai quando lo si cerca con eccessiva insistenza. Quel mese abbiamo prenotato un viaggio in Nepal, ordinato online una coppetta per il ciclo, acquistato 3 jeans super skinny e, solo per questione di fortunate coincidenze, abbiamo tenuto in tasca i soldi di un abbonamento trimestrale in palestra. 28 giorni, peró, scattano come un orologio.

Non ci penso.
Mai come in quel mese mi sento in pre ciclo e lo racconto a Michele. Addirittura sterilizzo la nuova coppetta perché, già so, che stanotte arrivano.
Invece nulla.
Passano due giorni.
Tutto tace.
Al terzo giorno decido di entrare in farmacia.
“Buongiorno, i test di gravidanza hanno una data di scadenza?!”
“Buongiorno signorina, solitamente scadono dopo anni”
“Perfetto, mi arriverà il ciclo sicuramente oggi, ma ne compro uno di scorta che non si sa mai…”
Entro in casa e lo nascondo nell’armadietto sopra il water, dietro la carta igienica. Se entro la mattina seguente ancora non fosse arrivato nulla avrei fatto il test da sola. Inutile dire qualcosa a Michele, tanto è negativo.
La sera ceno in silenzio.
Non succede mai ma, Michele, credendomi in preciclo, evita domande indiscrete.
Finita la cena mi siedo sul divano e inizio a ridere di gusto (grazie ormoni).
Mi ero ripromessa non avrei detto nulla a Michele. Il problema è che non ci riesco: “sai Mimi, non mi è mai arrivato il ciclo questo mese…”
“E secondo te non me n’ero accorto?!?”, esclama!
“Sai, ho comprato un test, sarà negativo ma nel caso domattina lo facciamo insieme”.
Mi sorride e si siede vicino a me con la solita tazza di tè.
Passano le ore, andiamo a letto prestissimo per ingannare il tempo.
Sono le 5:00, fa freddo e sono sveglia già da mezz’ora.
Mi giro e mi accorgo che non sono l’unica che fatica a prendere sonno…
“Gaia”
“Dimmi”
“Ormai è mattina andiamo a fare il test!”
“No Mimi, mattina è quando arrivano le 8:00, non le 5:00. Bisogna aspettare”
“Gaia dai, facciamolo così poi dormiamo”.
Non me lo faccio ripete due volte, forse aspettavo proprio di sentire quelle parole. Lavinia dorme e noi siamo in bagno con la luce soffusa. Faccio il test e lo lancio dietro alla cesta dei panni sporchi.
“Michele, guai a te se lo guardi prima di tre minuti”.
A nulla valgono le mie raccomandazioni.
Passano trenta/trentacinque secondi e lo vedo che si catapulta dietro alla cesta.
Mi chiudo gli occhi con le mani ma sbricio tra le dita.
Sorride.
“La linea è sottilissima, Gaia questo è positivo, potrei giurarci!”.
Ci siamo abbracciati fino alle 8.00 del mattino quando, in camera nostra, è comparsa Lavinia.
“Cosa ci facevate stanotte in bagno insieme?”
“Tra qualche giorno te lo spieghiamo popi, intanto vieni qui, oggi ti meriti una doppia razione di coccole”.