La paura si sconfigge

Da venerdì sono ricoverata in neurologia. Il silenzio dell’ospedale a quest’ora è qualcosa di surreale. Cammino tra i reparti deserti con la testa tra le nuvole e il rumore delle ciabatte che ritma il mio passo lento.
Per quattro giorni ho voluto pensare positivo. Per quattro giorni ho staccato la testa, non ho mai aperto Google. Ho semplicemente vissuto minuto per minuto i sentimenti che provavo. La felicità di aver trovato una compagna di stanza amichevole e sorridente, la gentilezza dell’infermiera del turno notte che alle 22.00 passa e mi sussurra “buona notte Gaia”, la disponibilità della ragazza della mensa che mi da doppia razione di grissini, la simpatia della neurologa che la sera mi fa fare gli esercizi con le foto di David Beckham. In poco tempo mi sono sentita a casa. Oggi, mentre distesa sul lettino mi hanno infilata nel macchinario della risonanza, ho cercato di pensare ad altro, mi sono immaginata in un prato verde con Lavinia e Brando che raccoglievano fiori e Michele che mi abbracciava forte. I rumori della risonanza però sono bastardi e, anche se ti impegni a far viaggiare la mente, ti riportano li, esattamente dove sei, con quelle cuffie alle orecchie e quell’orrenda maschera sul viso. Il senso di terrore mi ha percorso la schiena. Era così puro che in un momento avrei voluto fermare tuto e dire “Non ho il coraggio, lasciatemi andare a casa”. Invece sono rimasta lì, perché una cosa che insegno ai miei figli è che la paura si sconfigge.
Tutto si sconfigge, basta solo riuscire a trovare il coraggio e la voglia di farlo. Domani avrò i risultati. Ora vado a letto, chiudo gli occhi e cercherò di ripensare a quel meraviglioso prato verde nel quale, sono certa, presto potrò tornare a sorridere con la mia famiglia.