Questione di prospettive

Ieri, tornando dalla montagna, abbiamo trovato una coda infinita.
Il navigatore segnava un incidente a 20km di distanza ma noi eravamo già fermi, in galleria.
Una situazione a dir poco surreale.
La galleria era buia, piena del rumore dei motori e di puzza di polvere.
Io ero stanca, tra i piedi decine di salviettine usate ed uno zaino stracolmo di giocattoli.
Michele ritmava i secondi picchiettando le dita sul volante. Salvia continuava a muoversi cercando la posizione più comoda.
Sul sedile posteriore Lavinia, in preda al virus, chiedeva ogni 5 minuti un sacchetto per vomitare. Brando invece, nel suo seggiolino, piangeva disperato.
Ho iniziato ad intonare la prima canzone dello zecchino d’oro che mi veniva in mente, improvvisando con le mani un’improbabile coreografia.
Voltandomi un poco ho notato, nell’ auto sulla corsia affianco, un giovane uomo.
40 anni su per giù, la barba lunga e non molti capelli. Continuava a sbuffare, prendendo a pugni il volante, arrabbiandosi non so bene con chi.
Forse con noi e con chi, esattamente come lui, in quella coda attendeva di proseguire la propria vita.
L’ho guardato e mi sono chiesta cosa avesse tanto da lamentarsi.
Lui che nemmeno aveva in macchina due bambini.
Uno che piange e l’altra che vomita.
Il suono di una sirena peró, interrompe i miei pensieri.
Accostiamo con la macchina e la lasciamo passare per proseguire la sua corsa.
In macchina cala il silenzio.
Io mi giro, guardo i miei figli e Michele e mi domando che diavolo possa avere io da lamentarmi.
Perché la vita è sempre una questione di prospettive.
E mentre “invidi” quella degli altri, ti stai perdendo lo spettacolo del tuo panorama.