Hai ragione, grazie

Ieri io e Michele stavamo lavorando al libro.
Era una bella giornata, il sole era caldo e, sul tavolo, dei biscotti integrali accompagnavano un the nero.
Ad un certo punto una mia cara amica mi inoltra la foto di un commento negativo nei miei confronti scritto da una ragazza. Perché nelle piccole città funziona così, quando qualcuno fa qualcosa di bello, anziché elogiarlo si trova il modo di criticarlo.
Sospiro e mostro il cellulare a Michele: “Ma come? Non l’avevi visto? Ero sicuro di avertelo detto” “No amore, non l’hai fatto…ma perché non me l’hai detto?”
“Gaia, ero sicuro di averlo fatto e poi sinceramente non ne vedevo più di tanto il motivo”
Mi alzo e vado in bagno.
Ci rimango davvero male, non tanto per il commento in sé, quanto per il fatto che una persona possa aver utilizzato il suo preziosissimo tempo per parlare, gratuitamente male, di me e di quello che faccio.
Senza nessun motivo apparente, senza che io le abbia fatto nulla di male.
Solo per il gusto di sparare anche oggi una piccola dose di veleno sugli altri.
Entro in doccia e, mentre l’acqua tiepida mi scorre sul viso, ripenso al gesto di Michele.
Me lo immagino, seduto sul divano, mentre legge quelle parole.
Stringe gli occhi, i pugni e decide di non dirmelo. Vedo la sua come una sorta di protezione nei miei confronti.
Come se avesse voluto farsi carico personalmente di quel dolore, risparmiandolo a me.
Mi avvolgo nell’accappatoio.
Torno in sala.
“Perché non me l’hai detto?”
“Per proteggerti, ti stai impegnando, stai facendo delle belle cose, hai avuto il coraggio di licenziarti da un contratto a tempo indeterminato, hai trovato un lavoro che ti piace, dove credono in te, stiamo occupando le nostre nottate a scrivere un libro, regalando ai nostri figli dei sogni e non degli stupidi status su un social pieni di odio ed invidia”
Lo abbraccio e sprofondo tra le sue braccia. Sentendomi la donna più fortunata al mondo sia per avere vicino un uomo così. E anche perché, fortunatamente, non devo parlare male degli altri per riempire le mie giornate. “Hai davvero ragione, Grazie!”