è una femminuccia?

Oggi ero in profumeria con Brando.
Girovagando tra uno scaffale e l’altro, mi sono fermata di fronte a quello dei pennelli.
Mentre cerco quello giusto per me, Brando ne afferra uno ed inizia ad accarezzarsi il viso con le sue setole morbide.
Una signora distinta, con una bella sciarpa verde smeraldo, una giacca molto lunga e dei capelli freschi di parrucchiere, mi passa vicino e ci squadra.
Io, imbarazzata, penso che sia infastidita dal bambino che gioca con il pennello senza che io l’abbia ancora acquistato.
Poi mi interroga:
“È una femminuccia?”
“No signora è un maschietto” “Ah e lo fa giocare con i trucchi?”
La guardo perplessa ma poi, sorridendo, le rispondo: “Magari diventerà bravo e mi truccherà lui ogni mattina”
“Non glielo auguro…”, scuote la testa e se ne va.
Io rimango li, con due pennelli in mano, incapace di rispondere al volo a quell’affermazione.
Ne appoggio uno, acquisto l’altro ed esco dal negozio avviandomi lungo il viale alberato che porta alla casa dei miei genitori.
Penso che alla fine avrei potuto togliere dalla mano di Brando quel pennello, avrei potuto proporgli qualsiasi altra alternativa per convincerlo che fosse migliore di quello, sperando che se ne dimenticasse in fretta.
Certe volte funziona così anche nella vita degli adulti.
Ci sono persone che vorrebbero trasformare truccatori in ingegneri, parrucchieri in muratori, ballerini in calciatori.
E magari qualche volta ci riescono anche.
Guardo gli occhi verdi di Brando, il suo sorriso e i suoi capelli fini, lo guardo ridere mentre si passa sul viso il mio nuovo pennello del fard.
Mentre, lontano da qualsiasi preconcetto, non rinuncia all’unica cosa che conta davvero.
Fare ciò che ti rende felice, sempre.