Tradizioni

Me ne sto qui.
Un tè caldo tra le mani e il piumone sulle ginocchia.
In sottofondo l’ennesima canzone di Natale.
Davanti a me ho loro.
Da quando abbiamo comprato questo albero Lavinia è cresciuta così tanto da riuscire a mettere da sola anche gli addobbi sui rami più alti.
Da quando abbiamo comprato questo albero a tavola c’è un posto in più, occupato da un bimbo capellone che ama sbriciolarsi i biscotti sulle guance.
E questo è il quarto anno che costruiamo l’albero in questa casa.
C’è una tradizione che i miei genitori mi hanno tramandato e che io, con emozione, ho portato in questa casa.
La tradizione vuole che, ogni anno, quando l’albero si spoglia delle sue lucine e viene riposto nello scatolone nel quale rimarrà per l’anno successivo, un disegno venga inserito al suo interno.
Quando ero piccina era questo il gioco che preferivo.
Insieme a mia sorella, il 7 di gennaio, ci chiudevamo in camera circondate da tantissimi pennarelli colorati. Con tutto l’amore e l’impegno che avevamo in corpo disegnavamo la nostra famiglia per poi inserirla nello scatolone e mostrarla ai nostri genitori l’anno successivo.
E anche in questa famiglia, da quattro anni, funziona esattamente così.
Nel cassetto in cucina conservo gelosamente i quattro disegni che Lavinia ha inserito, ogni 7 gennaio, in quello scatolone.
Quei disegni raccontano una storia.
La storia di una bambina e della sua mamma.
La storia di una bambina, della sua mamma e di un ragazzo alto con uno strano nido di capelli in testa.
La storia di una bambina, della sua mamma, di un ragazzo alto che si chiama “papà Mimi”. La storia di una bambina, della sua mamma, di un papà Mimi e di un bambino capellone che ama sbriciolarsi i biscotti sulle guance.
Ora sono qui.
I quattro disegni in mano, un tè caldo, il piumone sulle ginocchia e la sensazione più bella del mondo addosso.

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