Ai ragazzi di Ancona

Avevo 16 anni e la morte non mi faceva paura.
Non mi faceva paura salire in moto senza casco o bere un drink in più il sabato sera, quando alla festa delle scuole ballavo per cinque ore di fila senza mai stancarmi. Quando tornavo in macchina con l’amico che aveva comunque alzato il gomito. Quando dopo una settimana di scuola e di verifiche trovavo la forza per andare a sentire il mio concerto preferito.
Avevo 16 anni e mi sentivo immortale.
Ora di anni ne ho quasi il doppio, sono madre di due figli che, tra meno di dieci anni, si sentiranno esattamente come mi sentivo io.
Ed ho paura.
Ho paura perchè so che c’è qualcosa che andrà oltre al destino, oltre alla casualità. Parlo delle persone che, i miei figli, troveranno sul loro cammino.
Perchè se è vero che dentro di noi c’è una strada segnata che non può essere scelta, è anche vero che, là fuori, c’è un mondo che potrebbe aiutarti.
Può aiutare la cassiera del supermercato quando chiede la carta d’identità a chi acquista alcoolici, può aiutare il barista che a mezzanotte smette di servire i drink, può aiutare la donna delle pulizie che chiama aiuto quando vede un ragazzo che sta male. Può aiutare un tassista offrendo un passaggio. Può aiutare la polizia, facendo più controlli. Può aiutare il gestore di un locale rispettando le norme di sicurezza.
Perchè se a 16 anni ti senti immortale, a 30 non puoi più permettertelo.
E perchè se ogni giorno muoiono dei giovani non è solo colpa del destino, ma è anche colpa di tutti noi adulti che non siamo riusciti a proteggerli.
E non parlo solo dei genitori, che nella maggior parte dei casi non vengono ascoltati.
Ma di quel tessuto sociale che c’è intorno che si sta lentamente sgretolando.
Dando più importanza ai soldi, rispetto che alla vita.
Tutti noi possiamo cambiare il mondo.
Anche se, in giornate come queste, è un pochino più difficile farlo.
Ai ragazzi di Ancona, ai loro genitori e ai loro fratelli. All’amore che in quell’istante si è sgretolato dentro quella discoteca.
Vorrei promettervi che qualcosa cambierà, che quelle morti non si dimenticheranno nell’esatto momento in cui, sulla vicenda, si spegneranno i riflettori.
Il compito, ora, è solo nostro

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