sei tu

Oggi Lavinia è tornata a casa dopo aver trascorso una giornata con suo padre.
Ho visto subito la tristezza nel suo sguardo, appena varcata la soglia.
“Ciao”
Non ha replicato niente.
“Che hai?”
Nulla.
Mi ha chiuso la porta della sua camera in faccia.
Perché alcune cose non vanno dette o, forse, perché a sei anni non esistono ancora parole per descrivere un sentimento così complesso.
Ho preso il telefono, ho chiamato suo padre.
Dopo appena due minuti era lì.
Siamo stati in quella camera, seduti sul pavimento, per un’ora intera.
Tutti e tre.
Cercando di dare risposte ad una bambina che di domande non ne ha mai fatte.
Lei ci ha guardato tutto il tempo con le sopracciglia aggrovigliate.
Poi ha rotto il silenzio:
“Voi due litigate sempre”
“Noi due non litighiamo mai”, le ho risposto senza nemmeno prendere fiato.
“Anzi, se abbiamo deciso di lasciarci, è stato proprio perché volevamo riempire la tua vita di amore e non di litigi”
Lei ha cambiato espressione, io ho iniziato a piangere.
In quell’istante mi è sembrato che tutto mi passasse di nuovo davanti.
Che l’amore non corrisposto potesse ancora ferirmi.
Che i silenzi non riempiti potessero ancora essere assordanti.
Che le lettere senza risposta potessero ancora farmi del male.
In quell’istante ho preso tutto e l’ho chiuso in un cassetto.
Perché la parte più difficile è accettare che chi non è riuscito ad amare te possa comunque amare lei.
Ma soprattutto è comprendere che non è proteggendo dalla verità una bambina che non la farà soffrire.
Oggi è il 23 dicembre, Lavinia ha perso il suo primo dentino.
Lo stesso che ho visto crescere 6 anni fa, insieme a lui.
Oggi in quella stanza ho respirato.
Mi sono avvicinata, le ho preso la mano e le ho detto: “Io e tuo papà abbiamo fatto la cosa più bella al mondo insieme, lo sai?”
“Ah si, qual è?”
“Sei tu”.

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