Mamma

Sono le 16.15.
Seduta al tavolo di un bar guardo negli occhi la mia amica con una tazza di cappuccio bollente tra le mani:
“Sono incinta”
La vedo sgranare gli occhi.
Inizia a tossire forte, il cappuccio deve esserle andato di traverso…
“Gaia ma cosa dici? Hai solo 22 anni!”
Sorseggio il mio cappuccio e mi pulisco la schiuma dalla bocca, lei continua:
“Dai nessun problema, mio zio fa il dottore. Provo a sentirlo e troviamo una soluzione”.
Scoppio a ridere:
“Ma cosa stai dicendo? Io lo tengo!”
Scuote la testa e intavola una discussione sui massimi sistemi.
Dice che la mia vita verrà distrutta totalmente da quella scelta.
Parla delle vacanze estive, del mio lavoro come fotoreporter, di quella birra che non potrò più bere per nove mesi e della mia reclusione in casa.
Sai Arianna, sono passati 7 anni, il tuo numero è sparito dai preferiti e da quel giorno ci siamo sentite si e e no altre quattro volte.
Stamattina però, mentre ero seduta sull’armadio più alto della camera, con il tormentone dell’estate scorsa di sottofondo ed un barattolo di bolle di sapone in mano, mi sei venuta in mente.
Mi avevi detto che sarei dovuta cambiare, che sarei dovuta crescere. Che avrei dovuto abbandonare il mio modo di vestire, coprire i miei tatuaggi e cambiare colore dei capelli.
Ma quello che è cambiato, in verità, è soltanto il mio modo di vedere il mondo.
Oggi so che per illuminare la notte bastano delle stelline proiettate sui muri, che per imparare i giorni della settimana esiste una filastrocca.
Oggi so che è meglio mangiare gli spinaci prima delle patatine, almeno in bocca ti rimane un buon sapore quando finisci e che un bacio fa guarire da ogni ferita.
Modi diversi di vedere la vita, insomma.
O forse ho semplicemente capito che la felicità è un concetto semplice.
È una margherita raccolta nel prato, una castagna nascosta nel taschino, oppure un pezzetto di cioccolato dopo cena.
Mentre io sono rimasta la stessa di 7 anni fa, gli stessi tatuaggi, lo stesso modo di vestire e gli stessi capelli colorati. Non faccio più la fotoreporter ma per vivere racconto storie.
Ma che l’unica differenza sostanziale, da quel giorno, è che in casa mi sento chiamare “mamma”.

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