Nessun bambino nasce razzista

Pic nic sul tappeto.
È lunedì sera.
Una birra belga ed un the al limone deteinato.
Lavinia addenta una fetta di zucca cotta al forno.
“Mamma”, dice con la bocca ancora piena.
Poi si ferma, deglutisce e con un po’ di imbarazzo continua sottovoce:
“Sai che oggi un mio compagno ha detto che i neri sono brutti?”
Appoggio la forchetta sul piatto, forse ho capito male:
“Amore, perdonami, non ho capito. Di chi stava parlando?”
“Delle persone con la pelle nera”, mi sussurra con un filo di voce.
Guardo Michele indecisa se iniziare un discorso infinito sull’ignoranza di alcune persone o sul perché non avesse riferito questa cosa alla maestra.
Michele mi fa cenno con la mano di attendere.
Si alza e va in cucina.
Lo guardiamo mentre traffica di spalle appoggiato ai fornelli.
Poco dopo si siede con noi, in mano un piatto colorato, al centro due fette di mela sbucciate con cura.
Non capisco.
“Prova a mangiarle popi”
Lavinia mi guarda dubbiosa, alzo le spalle e con la testa le faccio cenno di farlo.
Addenta con decisione, prima una fetta e poi l’altra.
Le assaggia con cura come se fosse uno dei nuovi giudici di Masterchef.
“Sono buone tutte e due papà, sono dolci e sanno di mela”
Michele sorride, da dietro la schiena le porge un altro piattino.
Nel mezzo ci sono altre due fette di mela, questa volta non sbucciate.
“Visto popi? Il sapore è lo stesso, ma dal fuori una è gialla e l’altra e rossa”
Lavinia si illumina, sorride e mi guarda.
Mentre io rimango ferma, la schiena appoggiata al divano, mille pensieri in testa ma una sola certezza, nessun bambino nasce razzista.