14 febbraio

Avevo circa 5 anni.
Ferma davanti al portone di casa, con il naso schiacciato contro il vetro e l’aria gelida che filtrava dallo spiffero sotto la porta attendevo il suono del campanello.
“Drin”
Corro a rispondere.
“E’ arrivato papà!”, urlo al resto della famiglia.
Mio padre entra in casa, l’odore del lavoro addosso e un mazzo di rose rosse tra le mani.
Le consegna a mia madre, poi si abbassa alla nostra altezza, dalla tasca estrae due lecca lecca: uno rosso e uno giallo. Li consegna a me e mia sorella e ci accarezza dolcemente i capelli.
“Auguri alle donne che amo tanto”
Io ricordo di essere rimasta immobile, con lo sguardo in aria e il lecca lecca stretto in un pugno.
A cena ci siamo seduti intorno al tavolo, mia mamma aveva preparato il riso giallo e una torta con lo zucchero a velo.
Il regalo per mio papà era nascosto sotto al tavolo, sulla sedia, come sempre da 30 anni a questa parte.
Una piccola candela a forma di cuore e un bacio sulla guancia.
Ce ne siamo stati lì, tutti e quattro insieme, con quella candelina che illuminava la cucina e l’odore di torta che riempiva la casa.
E’ stato il primo San Valentino che ricordo di aver festeggiato.
Da quel giorno, per me, San Valentino ha quel sapore.
Quello della mia infanzia, di un papà che ama le sue figlie come ama sua moglie. Di due genitori che pur non uscendo mai a cena riescono sempre a riempire d’amore quella piccola cucina. Di quel bacio sulla guancia dato davanti ai figli. Di quel lecca lecca alla fragola, perché anche io sono importante nel suo cuore.
Cinque anni fa ero sola con Lavinia.
Un regalo a lei e uno ai miei genitori, perché li amavo tanto.
Cinque anni fa, dopo aver messo a letto Lavinia, uscivo di casa ed entrando in un locale incontravo per la prima volta lo sguardo di Michele.
Cinque anni fa, a mezzanotte in punto Michele, mi regalava una rosa senza gambo, “perché così è solo bella, ma non può farti male”.
Da cinque anni quella rosa è sul comodino di casa dei miei genitori, proprio vicino al lecca lecca rosso di mio papà.