Non una di meno. Noi a Verona

Scrivo queste parole in macchina. Di ritorno da Verona con le canzoni dello Zecchino d’oro in sottofondo ed il sole arancione che sta per scomparire oltre l’orizzonte.
Torniamo dalla manifestazione contro il “Congresso mondiale delle famiglie”. Chiudo gli occhi e respiro profondamente, provando ad imprimere nel cuore e nella mente l’energia e l’amore che ho respirato in quelle strade.
In mente ho i sorrisi, i battiti di mani, le canzoni, i fumogeni rosa. Nel cuore i bambini in spalla ai genitori e le pacche sulle spalle ogni volta che qualcuno leggeva un bel cartello o scambiava con te un bel pensiero.
Ho sempre partecipato a manifestazioni. Fin da piccola se qualcosa non mi convinceva andavo a urlarlo nelle strade. Lì ho sempre respirato un clima di unione e di lotta.
Ma è la prima volta che in una manifestazione mi sento a casa. Ho incontrato un sacco di persone che mi hanno fatto spazio perché avevo il passeggino con Brando, persone che si sono alzate per far sedere Lavinia. Bambini che soffiavano le bolle di sapone e correvano in mezzo al corteo.
Mi sono sentita in famiglia.
Mi sono sentita meno sola nel sapere che al mondo e in Italia, ci sono così tante persone che desiderano amare l’amore. Che credono nella famiglia costituita solo da rispetto e sorrisi. Persone che non hanno paura di scendere in piazza e di alzare le mani al cielo con la forza di chi vuole assicurare un futuro migliore ai propri figli. Un futuro in cui si possa essere liberi di amare, di scegliere. Liberi di essere, insomma.
Torniamo da Verona sorridenti e stanchi, con la voglia di riposare un po’ e farci un bel bagno caldo.
Ma per fortuna è già domenica sera, e stasera ci aspetta un meritatissimo piatto di pastina calda.