La camera di Lavinia e Brando

La prima volta in cui abbiamo varcato la sua soglia, questa stanza era uno studio.
Il precedente inquilino era un ragazzo di quarant’anni ben portati, single, che lavorava come medico presso l’Ospedale di Lecco.
Lavinia era alta poco più di un metro.
Aveva cominciato a correre come una matta sul terrazzo di quella casa gialla di ringhiera, con due stanze che affacciavano sullo stesso balcone.
Ricordo ancora la sua faccia stupita quando, per la prima volta, ha indicato le finestre come per dire: “Ma allora posso venire in camera vostra anche passando da qui?!?”.
Quando siamo entrati in questa stanza c’era una grossa cassettiera di legno massiccio, le tende blu ed una vecchia macchina da scrivere.
E tu, indicando la parete vicino la finestra, mi avevi detto: “Qui il lettino di Lavinia ci starà bene” ignaro che, tre anni più tardi, ne avremmo dovuto aggiungerne anche un altro di letto in quella camera.
In questa stanza abbiamo trascorso la prima nottata senza Lavinia, i barattoli di tempera rossa sul pavimento e lo scotch di carta attaccato a strisce verticali sulla sulla parete per provare a replicare l’effetto di un tendone da circo.
Lo stesso che poi ha ispirato il tema del nostro matrimonio.
In questa stanza che a metà mattina si riempie di una luce meravigliosa, Lavinia ha imparato a scrivere il suo nome, a fare una torre alta alta con i Lego, arrampicandosi in cima al tavolino.
In questa camera sono passati prima dei gabbiani “biricchi” che si sono portati via il ciuccio di Lavinia, e poi due topini generosi che, in cambio di un dentino da latte, hanno lasciato un soldino.
Qui dove Lavinia ha dormito per la prima volta con Brando, qui dove gli ho cantato almeno 2000 volte la stessa canzone della buona notte.
La stessa stanza che, 6 mesi fa, mi ha fatto capire guardandovi ridere a crepapelle sdraiati sul tappeto che la scelta più giusta sarebbe stata quella di cercare una casa con solo due camere da letto.
Una per noi e una per voi.
Abbastanza grande per poter ospitare altri figli un domani, ma abbastanza piccola per potervi vedere tra una litigata ed una risata ancora abbracciati su quel tappeto.