Dal giorno del test di gravidanza, il mio più grande desiderio è stato quello di comunicarne l'esito a Lavinia e Brando.
Morivo dal desiderio di vedere l’espressione di Lavinia, le smorfie di Brando. Di dare voce ai loro pensieri ed alle loro paure nel sapere che la nostra famiglia si sarebbe allargata ancora un pochino.
Non avevamo deciso un momento particolare in cui dirglielo, ma eravamo certi che non avremmo aspettato le
Dal giorno del test di gravidanza, il mio più grande desiderio è stato quello di comunicarne l'esito a Lavinia e Brando. Morivo dal desiderio di vedere l’espressione di Lavinia, le smorfie di Brando. Di dare voce ai loro pensieri ed alle loro paure nel sapere che la nostra famiglia si sarebbe allargata ancora un pochino. Non avevamo deciso un momento particolare in cui dirglielo, ma eravamo certi che non avremmo aspettato le "canoniche" 13 settimane. Avevamo scelto di essere completamente sinceri con loro e, se avremmo dovuto affrontare la burrasca, lo avremmo fatto insieme. Era ormai da qualche giorno che Lavinia faceva domande strane ed io e Michele ci guardavamo con la coda dell’occhio sorridendo. Ma volevamo trovare un modo carino per dirglielo, così che avrebbero comunicato più i loro gesti che le loro parole. Tre pacchetti piccini, con la loro carta regalo preferita. All’interno due magliette e un maglioncino. Li ho impacchettati in silenzio, un venerdì sera, con le mani che tremavano mentre scrivevo i loro nomi sull’etichetta dei primi due mentre segnavo il terzo con un grosso punto di domanda. Quel sabato mattina ci svegliamo presto, una bella colazione abbondante e prepariamo gli zaini per una camminata in montagna. Ci vestiamo e ci sediamo sul divano. Desideravo poter registrare quel momento, così da poterlo mostrare un giorno al piccino/a ma, allo stesso tempo, non volevo che loro sapessero di essere ripresi. Nascondo il cellulare dietro una pigna di libri. Ne esce un video di 8 minuti, storto e piccino, abbiamo i capelli arruffati e Brando copre un po’ il viso di Lavinia. Ma prestando la giusta attenzione, si riesce a cogliere l’emozione che si sprigiona nell’aria. Dalle gambe che non riescono a stare ferme, alla risata di Lavinia e quegli occhi lucidi. Spesso riguardo questo video e, mettendomi la mano sulla pancia, immagino cosa tu abbia provato lì dentro. Forse avrai sentito il mio cuore battere un pochino di più, forse avrai sentito la risata di tua sorella, le domande di tuo fratello. Ciò che so con certezza, però, è che un giorno riguardando questo video, potrai cogliere la magia di essere amati ancor prima di essersi incontrati.
Perchè poi quel momento lì arriva così, leggero come l'ultimo respiro ma pesante come la realtà.
Quella che, negli ultimi mesi, mi aveva suggerito di starti ancora più vicino, di provare a respirare tutto ciò che avrei potuto del tuo profumo, di toccarti ancora, di baciarti una volta in più.
Ma se tanto è stato difficile realizzare che per te mancassero ormai pochi giorni da trascorrere su questa terra, ancora più straziante è stato arrendersi davanti a quella distanza incolmabile imposta per legge e per buonsenso, implacabile nella sua brutalità. Ma se c'è un insegnamento che mi hai dato, nonno, è stato quello che gli occhi non sono indispensabili, che si può vivere anche senza vedere e comunque trovare la forza di imparare ed apprendere, proprio come hai fatto tu che, grazie alla tua cecità, mi hai insegnato a distinguere il sale fino da quello grosso semplicemente scuotendo il barattolo vicino all'orecchio, oppure a distinguere la biancheria lavata da quella sporca annusandola delicatamente.
Sei stata la colonna di questa famiglia, la stessa che oggi si è unita a te per darti un ultimo saluto tramite una webcam, lontana dagli occhi ma più vicina che mai. Per accompagnarti per l'ultima volta sottobraccio e ritrovarsi ancora una volta unita attorno a quel focolare che ci ha scaldati, oggi più che mai.
A differenza degli ultimi quindici anni, l'ultimo Natale hai avuto ragione tu quando alla mia solita battuta:
Perchè poi quel momento lì arriva così, leggero come l'ultimo respiro ma pesante come la realtà. Quella che, negli ultimi mesi, mi aveva suggerito di starti ancora più vicino, di provare a respirare tutto ciò che avrei potuto del tuo profumo, di toccarti ancora, di baciarti una volta in più. Ma se tanto è stato difficile realizzare che per te mancassero ormai pochi giorni da trascorrere su questa terra, ancora più straziante è stato arrendersi davanti a quella distanza incolmabile imposta per legge e per buonsenso, implacabile nella sua brutalità. Ma se c'è un insegnamento che mi hai dato, nonno, è stato quello che gli occhi non sono indispensabili, che si può vivere anche senza vedere e comunque trovare la forza di imparare ed apprendere, proprio come hai fatto tu che, grazie alla tua cecità, mi hai insegnato a distinguere il sale fino da quello grosso semplicemente scuotendo il barattolo vicino all'orecchio, oppure a distinguere la biancheria lavata da quella sporca annusandola delicatamente. Sei stata la colonna di questa famiglia, la stessa che oggi si è unita a te per darti un ultimo saluto tramite una webcam, lontana dagli occhi ma più vicina che mai. Per accompagnarti per l'ultima volta sottobraccio e ritrovarsi ancora una volta unita attorno a quel focolare che ci ha scaldati, oggi più che mai. A differenza degli ultimi quindici anni, l'ultimo Natale hai avuto ragione tu quando alla mia solita battuta: "Mica doveva essere l'ultimo l'anno scorso?", hai racchiuso la tua risposta in un sorriso che porterò per sempre con me. Sei stato tutto ciò che avrei desiderato avere, tutto ciò che mi sarebbe piaciuto essere, tutto ciò che avrei potuto chiedere alla vita. Fai buon viaggio nonno. Ah, appena arrivi su, mandami una cartolina. #mimi #latendainsalotto
Cambia un pò quando qualcosa ti colpisce da vicino.
Quando anche tu diventi un pò “gli altri”, quelli a cui succede sempre quel qualcosa che tanto non accadrà mai a te.
Non che peccassimo di scarsa empatia, ma devo ammettere che in questa situazione la nostra visione delle cose è cambiata in maniera ancor più radicale.
E’ una situazione complessa nella quale, non vogliatemene, non entrerò troppo nel dettaglio, ma qui vorrei provare a scrivere qualcosa che un giorno possa aiutarmi a riflettere.
A ragionare su quanto sia importante riuscire a sentirci vicini anche di fronte ad una distanza fisica imposta.
E allora inizi a vivere così, cercando di trasformare la prigione in cui sei rinchiuso in una stanza dove potersi amare di più.
Noi lo stiamo facendo ogni giorno scambiandoci un bacio così, senza motivo, solo per sentirci vicini.
Oppure abbandonando il cellulare insieme a quelle attività fatte di solidarietà apparente e canti dal balcone, che alla lunga hanno iniziato a sembrarci più un insulto alla tristezza piuttosto che una nota di positività.
Quella positività che riesci a incontrare veramente solo quando c’è qualcosa che non va.
Quando la mattina indossi il tuo sorriso migliore e ti alzi con l’obiettivo di non far vivere agli altri quell’enorme tristezza.
Ma se c’è una cosa che in questi giorni Brando e Lavinia ci hanno insegnato è stato di provare a svuotare la testa per tornare bambini insieme a loro.
A dimenticarceli fuori dalla porta i problemi, se tanto non possiamo fare nulla per risolverli.
A sedersi al tavolo e giocare un pomeriggio intero a @playdoh esattamente come quando da piccini la mamma ci preparava la pasta di sale per ricreare mondi fantastici.
Perché solo dopo aver fatto questo passo ci accorgeremo che il sorriso finto che avevamo indossato la mattina per affrontare la giornata, si sarà trasformato in uno vero.
E che non è necessario essere positivi a tutti i costi, riempiendoci la testa di sovrastrutture: a volte bisogna imparare semplicemente a svuotarla e affidarci alle persone che amiamo.
#latendainsalotto
#Createinsiemeconplaydoh AD #playdoh
Cambia un pò quando qualcosa ti colpisce da vicino. Quando anche tu diventi un pò “gli altri”, quelli a cui succede sempre quel qualcosa che tanto non accadrà mai a te. Non che peccassimo di scarsa empatia, ma devo ammettere che in questa situazione la nostra visione delle cose è cambiata in maniera ancor più radicale. E’ una situazione complessa nella quale, non vogliatemene, non entrerò troppo nel dettaglio, ma qui vorrei provare a scrivere qualcosa che un giorno possa aiutarmi a riflettere. A ragionare su quanto sia importante riuscire a sentirci vicini anche di fronte ad una distanza fisica imposta. E allora inizi a vivere così, cercando di trasformare la prigione in cui sei rinchiuso in una stanza dove potersi amare di più. Noi lo stiamo facendo ogni giorno scambiandoci un bacio così, senza motivo, solo per sentirci vicini. Oppure abbandonando il cellulare insieme a quelle attività fatte di solidarietà apparente e canti dal balcone, che alla lunga hanno iniziato a sembrarci più un insulto alla tristezza piuttosto che una nota di positività. Quella positività che riesci a incontrare veramente solo quando c’è qualcosa che non va. Quando la mattina indossi il tuo sorriso migliore e ti alzi con l’obiettivo di non far vivere agli altri quell’enorme tristezza. Ma se c’è una cosa che in questi giorni Brando e Lavinia ci hanno insegnato è stato di provare a svuotare la testa per tornare bambini insieme a loro. A dimenticarceli fuori dalla porta i problemi, se tanto non possiamo fare nulla per risolverli. A sedersi al tavolo e giocare un pomeriggio intero a @playdoh esattamente come quando da piccini la mamma ci preparava la pasta di sale per ricreare mondi fantastici. Perché solo dopo aver fatto questo passo ci accorgeremo che il sorriso finto che avevamo indossato la mattina per affrontare la giornata, si sarà trasformato in uno vero. E che non è necessario essere positivi a tutti i costi, riempiendoci la testa di sovrastrutture: a volte bisogna imparare semplicemente a svuotarla e affidarci alle persone che amiamo. #latendainsalotto #Createinsiemeconplaydoh AD #playdoh
Ho atteso una settimana da quel test incerto.
In quella settimana, pur non avendone parlato molto con Michele, avevamo dimezzato gli aperitivi e le volte in cui si avevamo comunque brindato lo avevamo fatto con l’acqua.
Dal giorno di quel test avevo proprio tutti i sintomi della gravidanza: umore ballerino, nausee mattutine, avversione verso alcuni cibi.
Ciò nonostante mi ero talmente convinta che fosse negativo da continuare ad incolpare la mia testa, colpevole di farmi sentire
Ho atteso una settimana da quel test incerto. In quella settimana, pur non avendone parlato molto con Michele, avevamo dimezzato gli aperitivi e le volte in cui si avevamo comunque brindato lo avevamo fatto con l’acqua. Dal giorno di quel test avevo proprio tutti i sintomi della gravidanza: umore ballerino, nausee mattutine, avversione verso alcuni cibi. Ciò nonostante mi ero talmente convinta che fosse negativo da continuare ad incolpare la mia testa, colpevole di farmi sentire "così tanto incinta". E così arriva giovedì sera, mi infilo nel letto vicino a Michele. “Guzzi, ricordo male o ieri ti sarebbe dovuto arrivare il ciclo?” “Si, in effetti non ho mai tardato un mese”. Mi rigiro su me stessa. “Ascolta Mimi, domani rifaccio il test. Oggi è arrivato quello ordinato in Amazon, mi pare assurdo rimandare rischiando che mi arrivino in ritardo solo perché ho tutto sto casino in testa!” E così alle cinque siamo svegli. “Pssss, io vado a farlo tu attendimi qui”. “Scordatelo, io vengo con te”. Ci ritroviamo così in bagno. Appoggio il test sopra la lavatrice e mi giro dall’altra parte. Michele sbircia. “Minchia Gaia, che angoscia 'sta clessidra” “Ma si Mimi, tanto è negativo andiamo a letto!” Ad un certo lo vedo cambiare espressione, prende il test in mano come se fosse la cosa più preziosa della terra. Avrebbe potuto evitare di dirmi qualsiasi cosa: avevo già capito tutto dai suoi occhi. “Siamo incinti!”, esclama piangendo. Io rimango lì, completamente incredula. Lui mi abbraccia ed io mi sento ancora più piccola. Un abbraccio forte, ma pieno di dolcezza. Torniamo a letto. Michele mette la sua mano sulla mia pancia: “Ci credi adesso?” “Vorrei tanto poterlo dire a mia nonna, sarebbe così contenta” Una lacrima mi riga il viso. Michele si gira: “Diglielo, è qui con noi” Ed io la sento lì, in fondo a letto, dove si sedeva quando dormivo da lei e non riuscivo a prendere sonno. Sento la sua vita scorrere in me e la sua mano proteggermi. La ritrovo in quella sveglia, quella che teneva sempre sul suo comodino e che ora custodisco gelosamente vicino alla finestra in cucina. Quella notte lei era lì, ed è stata la prima a saperlo. “Ciao nonna, sono incinta per davvero”
Ogni 18 marzo attendo con trepidazione la mezzanotte.
E quando scocca l'ora premo
Ogni 18 marzo attendo con trepidazione la mezzanotte. E quando scocca l'ora premo "invia" sul cellulare per spedirti i miei auguri. Lo faccio da sempre, o almeno da quando ho il telefono. L'ho fatto dalla camera affianco, dalla mia casa in Svizzera, da quelle di Lecco. E tu ogni volta mi rispondi iniziando con la stessa frase: “Sei stata la prima a farmi gli auguri”. E' un po’ quella tradizione che da sempre mi rappresenta. Pur sapendo che la mattina seguente, comunque, finirò per abbracciarti mentre soffi la candelina sulla tua torta. Oggi invece è stato diverso, oggi non ho potuto farlo. E così, dopo questa giornata difficile, mi metto qui con il piumone arancione dell’Esselunga sulle gambe, sperando di riuscire a spiegarti a parole quanto mi è mancato non averti vicina. Non sono mai stata la figlia che avresti immaginato. Così diversa, così ribelle. Bastava tu mi dicessi una cosa per far nascere in me il desiderio di fare l’opposto. Quante volte mi hai attesa sveglia su quel divano? Lo stesso sul quale da piccina mi coccolavi nelle mie notti insonni a causa dell’asma. Ma se in questi anni il nostro rapporto è cambiato è forse perchè, dentro di me, vorrei riuscire a vivere al 100% tutto quel rapporto che nell’adolescenza è mancato. Una continua corsa per far si che il tempo non riesca ad essere più veloce di noi. Come se farti spegnere e riaccendere quelle candeline più volte possa aiutarmi a farti dimenticare tutte le mie mancanze del passato. Come se le tre chiamate che quotidianamente ti faccio possano riuscire a riequilibrare quelle che in passato non ti ho fatto. Perché anche se ti ho spesso fatto credere di voler fare il contrario di quello che mi dicevi di fare, sono incalcolabili le volte in cui ho scelto di fare qualcosa solo perché tu saresti stata felice. Perché sono cosciente che non esista una mia vittoria, senza un tuo sacrificio alla base. Quindi oggi andrò a letto con la tristezza di non averti vista, ma con in testa la frase che mi ripeti quando c’è qualcosa che non va: “Domani è un altro giorno”. E me lo continuerò a ripetere finche saprò che quel domani, finalmente, diventerà oggi e potremo finalmente riabbracciarci. Tanti auguri mamma!

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